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25 luglio 2010

I racconti di Nojoum

 prova1

 


Non credevo di potermi ritrovare qui...
Erano anni che non vedevo quella fontana..
La mia solita panchina dove mi fermavo per ore a leggere il giornale o qualche nuovo libro di avventure scritto
dalla mia scrittrice preferita Ledy Laila
...quanti ricordi e quanta nostalgia...
-ma non perdiamoci in stupidi ricordi Nojoum-
siamo qui per quella strana telefonata ricevuta oggi.

fotonoj1
-Chissà chi era la voce misteriosa-
Era stata una telefonata così breve che non ero riuscita neanche a capire se fosse un maschio,oppure una femmina.
-vieni alla tua panchina-
aveva detto la voce e poi aveva riattaccato.
Ormai erano quasi due ore che aspettavo,ma della voce misteriosa nemmeno l'ombra.
Iniziai a guardarmi in torno per ingannare l'attesa.
La fontana in marmo bianco che risaliva ad un'epoca antica,i cigni che danzavano felici sulla superfice dell'acqua,
una pianta rampicante dai mille fiori viola che
cercava di coprire ciò che rimaneva di una vecchio arco di cancello,
due querce massicce dalle foglie quasi rosse,che davano ombra alla mia panchina in legno preferita...
All'improvviso un palloncino blu che svolazzava a pochi metri da me,mi distolse dai miei pensieri..
Lo afferrai al volo e lessi il bigliettino colorato che era legato al cordino.
Buon compleanno mia dolce Nojoum...
E alle mie spalle si elevò un grido di gioia:
-sorpresa!!!-

fotonoj2
Erano i miei migliori amici con una grande torta di panna e fragola in mano e posato in terra
un grande bottiglione di succo di mela,il mio preferito.
E dietro di loro,come un sogno da cui non volevo risvegliarmi,c'era la mia dolce e amata scrittrice
Lady Leila con un bellissimo vestitino bianco,
e i capelli bianchi raccolti in un dolce fermaglio rosa.
Ero elettrizzata alla vista della mia musa ispiratrice,mi avvicinai a lei inebriata dalla sue bellezza e dal suo profumo
e quando mi disse buon compleanno,capì a chi apparteneva la voce misteriosa.
Non potevo immaginare una sorpresa migliore.
Al mio cospetto c'erano le persone più importanti della mia vita;
Lokum con il suo fare da maschiaccio,vestita per la prima volta in modo molto femminile,un completino rosso e bianco con
un fiocchetto fra i capelli abbinato,si vedeva che era un po’ impacciata a muoversi in quegli abiti.
Fafà, sempre bella con i suoi abitini tutti colorati e le sue dolci treccine bionde...lei che non sa di essere la più bella del paese
Cami sempre dolce e tenera che aiutava Grotty,il bello e tenebroso a reggere una torta mastodontica.
Ed infine la mia eroina,la mia dolce e splendida scrittrice preferita.
Non potevo proprio aspettarmi una sorpresa del genere.
Ero contentissima di trascorrere il mio compleanno che le persone
che più amavo al mondo.E dopo mille grazie,tante risate,un morso alla torta ed un buon bicchiere di succo di mela.
La dolce Lady Laila ci lesse uno dei suoi racconti di avventure.
...fu una giornata indimenticabile...

noj
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24 maggio 2010

I racconti di Nojoum

11

Era una fantastica notte di luna piena.
Il cielo costellato di stelle emanava un qualcosa di magico.
Di fronte a me una lunga scalinata in marmo bianco ed in cima una fontana che spruzzava un fiotto di acqua candida e cristallina, cespugli magicamente colorati di blu, fiori rosa emanavano uno fantastico profumo, un uccellino cinguettava versi d'amore nella sua gabbietta rosa e avorio ai piedi della scalinata, lampade rosa ai lati della scala.
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Più in la una magnifica panchina celeste con un grazioso cuscino ricamato a mano,qua e la come spuntati dal nulla magnifici cespugli rosa e delle farfalline che danzavano in lode all'amore.
Vidi un pesce saltare fuori dall'acqua, mi avvicinai e vidi uno splendido laghetto in pietra grigia, ninfee che sembrava pregassero alla luna, tanti pesciolini rossi che si rincorrevano felici in quell'acqua profumata.
Una brezza leggera mi riportò alla realtà.
-signorina,signorina!!- mi girai per capire chi mi stesse parlando -dobbiamo fare la foto, è tradizione.- e li mi ricordai del mio splendido principe azzurro.
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Era vestito di seta bianca, scarpe anch'esse bianche,un piccolo fiorellino rosa appuntato alla giacca, nel taschino il classico fazzolettino anch'esso rosa.
I suoi cappelli mori, i suoi occhi scuri come la notte più profonda, il suo nasino all'insù.
Ancora adesso non riuscivo a capire cosa trovasse in me.
Io che avevo i capelli biondi, e gli occhi azzurri, un cerotto perennemente sulla fronte per nascondere una bruttissima cicatrice che non so come mi feci.
Indossavo un fantastico vestito rosa, i capelli sciolti che mi coprivano leggermente il viso, fantastiche scarpine bianche, orecchini di diamanti presi in prestito dalla nonna
E al polso, come vuole la tradizione il bouquet di roselline rosa e bianche.
Era il più bel giorno della mia vita.
Il mio amato mi prese la mano e ci incamminammo per quella scalinata che tanto mi ricordava le fiabe.
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Ballammo tutta la notte nell'enorme salone bianco e oro, fra giravolte, caschè, e abbracci passarono le ore... all'improvviso sentii il rintocco della mezzanotte.
Il mio principe mi guardò negli occhi, mi accarezzò il volto e mi disse delle semplici parole che però mi fecero male al cuore...
-non dimenticarmi mai- e mi baciò con tutta la passione, con tutto l'amore.
Dai miei occhi uscì una lacrima. sapevo che non l'avrei più rivisto, sapevo che quello sarebbe stato l'ultimo bacio che ci saremmo scambiati.
Lo abbracciai e gli dissi -ti amo-
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Poi come in un sogno lui scomparve ed io mi ritrovai da sola in quella sala da ballo a ringraziare il fato che me lo fece salutare.
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16 maggio 2010

I racconti di Nojoum

11


Non sapevo dove fossi finita, era buio pesto e una leggera brezza autunnale mi accarezzava.
Mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo, quando l'asfalto, il frigorifero, l'idromassaggio, e il gelato al pistacchio ancora non erano stati inventati.
Ovunque polvere, erbacce, muschio e cipressi che ondeggiavano pigri sotto la luce della pallida luna piena.
1bis Come ero finita lì? Il mio ultimo ricordo si spegneva insieme ad una profumata tazza di tè bollente, accompagnata da fragranti biscottini al cocco e poi...
inciampai in qualcosa di duro.
il cuore mi batteva all'impazzata, mi voltai per vedere che cosa mi avesse fatto perdere l’equilibrio... e vidi un teschio.
3
Riuscii a trattenere a stento un grido di terrore, un’angoscia mortale mi attanagliava le viscere: ma dove ero finita? Che luogo era quello? Alzai gli occhi per cercare di mettere a fuoco. Più avanti un tempietto in stile greco bianco sporco, era l’unico elemento del paesaggio che riuscivo a vedere bene, mano mano che mi avvicinavo alla costruzione. Quelle che inizialmente mi erano sembrate piccoli avvallamenti, adesso si mostravano per quello che realmente erano…
tombe, per lo più in marmo grigio, all’apparenza fredde come il sangue che scorreva veloce nelle mia vene.
- Dunque è un cimitero - non feci nemmeno in tempo a pensare che qualcosa, qualcuno, un rumore alle mie spalle mi fece voltare con uno scatto improvviso.
Un gatto si strusciò alle mie caviglie, inarcando la schiena e facendomi venire la pelle d’oca al contatto col suo pelo morbido e caldo.
Da così vicino riuscivo a vedere i suoi grandi occhi gialli e il suo manto nero lucente, dalle mie labbra uscì un risolino isterico. Mi chinai per accarezzarlo e insieme tranquillizzarmi sulla sua natura quando assottigliai gli occhi e...
In quel momento capii che conoscevo già quel gatto, ma, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a ricordare dove l’avessi già visto. Adesso potevo chiaramente sentire lo scroscio dell’acqua di una fontana, che in effetti non era troppo distante dal luogo che avevo raggiunto a piedi; nuovamente alzai lo sguardo e la vidi, in pietra nera ricoperta di erbacce dall'altra estremità del cimitero: accidenti se avevo camminato.
Un ragno penzolava da un albero poco distante e per un attimo ebbi l'impressione che mi stesse osservando. Sorrisi al pensiero e scossi il capo e fu allora che lo vidi.
Appoggiato al tronco di quell’albero, posato sul soffice tappeto d’erba bagnata, c'era un cofanetto in argento, finemente lavorato, con una scritta o qualcosa di simile incisa sul davanti: parole di una lingua che mi era sconosciuta. Quale segreto nascondeva, quella bellissima scatola, lasciata lì da un mago oscuro, un mercante di spezie e stoffe pregiate, un bibliotecario ammuffito e dalle brache logore, una gitana travestita da vecchia mendicante che parlava in rima?
Un moto di adrenalina mi sconvolse le viscere quando notai la pergamena arrotolata al suo interno, posata su un morbido cuscino di velluto rosso e tenuta ferma da un laccio che sapeva di antico.
Senza nemmeno ricordarmi di prendere aria nei polmoni, lessi tutto d’un fiato il suo contenuto in inchiostro nero, scritto con una calligrafia tremolante e bellissima allo stesso tempo, caratterizzata da rotondi ghirigori ed eleganti riccioli

E' arrivata mezzanotte,
segui pure il tuo cammino...
verso il giorno del destino
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Iniziai a correre veloce, piangevo e correvo, correvo e piangevo senza davvero vedere dove stessi andando e solo quando ebbi corso abbastanza mi fermai sfinita e tremolante mi asciugai il volto rigato di lacrime e ferito dai rami degli alberi secchi che avevo incontrato nella mia folle e disperatissima fuga.
Senza rendermene conto ero arrivata ad un portone in legno grezzo, stagliato contro alte mura in pietra fredda e bagnata e, seppure ancora spaventa, aprii l’uscio.
Non appena entrata, notai che davanti a me c’era un corridoio stretto, le pareti in legno erano intarsiate e dipinte con volti deformi e morte, e a terra un tappeto rosso, probabilmente di velluto, regalava un’aria nobile all’ambiente, così come i candelabri d’oro fermati in alto.
Mentre osservavo l’arredamento elegante della mobilia e fantasticavo su quale principe avesse voluto comprare una torre o un castello, proprio dentro le mura di un cimitero, qualcosa davanti a me catturò la mia attenzione. Una candela dalla fioca luce bianca si accese in fondo all’oscurità di quel lungo corridoio, come ad indicarmi la via.
Giunta che fui alla fine, un grosso specchio ovale si stagliava fra me e la parete, con la cornice in argento . La mia immagine si rifletteva alla perfezione, ma non furono né le occhiaie, né l’espressione resa ancora più pallida dai recenti spaventi, a farmi trasalire. Alle mie spalle con la pelle grigia, le orecchie grandi, c'era Lokum una ragazza con gli occhietti piccoli e brillanti che sorrideva, un sorriso inespressivo e freddo che, lo giuro, non dimenticherò mai.
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Mano mano che quel ghigno senza umanità si ampliava sul suo volto, si affacciavano e premevano sul suo labbro inferiore due bianchissimi canini aguzzi, un rivolo di sangue stava colando lento da un angolo della sua bocca.
Feci per lanciare un grido di orrore e in un batter d'occhio, potei sentire le sue zampette fredde che si stringevano intorno alla mia vita e sentii rabbrividendo, il contatto gelido con quelle zanne affusolate che si facevano strada all’interno del mio collo indifeso.
Sgranai con forza gli occhi e spalancai la bocca, gridai e il mio corpo si inarcò quasi completamente e fu allora che mi svegliai.
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La mia stanza, immersa nella calda luce del mattino mi sembrava allo stesso tempo confusa e rassicurante, il letto sfatto e in disordine sotto di me, le lenzuola spiegazzate e semi arrotolate, come se qualcuno avesse dormito al loro interno agitandosi in continuazione.
I miei polpastrelli gelati toccarono una ferita che aveva due piccoli fori in prossimità della giugulare e che pulsava ancora dolore.
Morsi forte il mio labbro inferiore, soffocando un impeto di puro terrore: purtroppo non era stato solo un brutto sogno.


Con la partecipazione straordinaria di Lokum
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